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Cerchiamo di inquadrare correttamente la faccenda: l’Italia del boom economico, dei sorrisi in lambretta, delle gonne svolazzanti, della serenità dei bar sotto i loggioni e delle innocenti scaramucce Peppone/Don Camillo probabilmente non è mai esistita. Il periodo dell’unione nazionale pur nelle contrapposizioni ideologiche è un mito bello e buono non meno romantico e non meno inventato di Capitan America o del Grande Cocomero.
Cerchiamo di circoscrivere meglio: i carabinieri stupidi ma generosi, ligi al dovere ma con un occhio di riguardo per il cittadino, il carabiniere in bicicletta con la mantellina ed il cappello a falde larghe con il pennacchio è più che una proiezione dalla realtà un costrutto ideologico. Continua a leggere
Il Movimento 5 stelle è tendenzialmente fascista. Buttare a mare le categorie della politica e sopratutto rinunciare a costruirsi un retroterra culturale (ideologia qualcuno lo chiama) necessario per definire i paletti e gli orizzonti del proprio agire politico lascia spazio alla tendenza al fascismo di cui sopra.
E’ il rischio di questo movimento, da una parte personalistico, dall’altra talmente eterogeneo nella propria composizione (leggersi i programmi dei vari movimenti alle ultime elezioni amministrative) che ha come unico collante la richiesta di una generica e non meglio identificata “pulizia”. Continua a leggere
Ligabue torna al cinema. Questa volta niente storie di formazione anni ’60, niente più storie da bar della bassa emiliana, ma ben due ore e quindici minuti di proiezione del live di Campovolo in formato 3D.
Troppo facile qua una stroncatura. Anche prima di aver visto il film. Il problema è infatti strutturale non stilistico: vedersi un live in un multisala è come provare a fare sesso senza togliersi le mutande. Continua a leggere
Qua un intervento su beneficenza e ricatto morale uscito il 27 Novembre su Giap, il blog della Wu Ming Fondation.
da Twitter.
Chissà se Rai1 trasmette ancora Affari Tuoi, il format Endemol in cui il concorrente sceglieva fra i 19 pacchi degli altri giocatori, più il suo pacco, il contenitore da aprire per ultimo; nell’ultimo ci sarebbe stato il premio destinato al fortunato o sfortunato concorrente.
Il gioco era intervallato dalle offerte di un fantomatico master che consapevole del contenuto dei vari pacchi offriva al concorrente una alternativa per rinunciare ai suoi diritti sull’ultimo pacco scelto (somme in denaro od il cambio del pacco fra il concorrente ed un altro giocatore). Continua a leggere
La socialdemocrazia è morta, la sinistra è morta e nemmeno io mi sento tanto bene.
La crisi nera della socialdemocrazia europea è uno dei tanti paradossi di questa fase economica.
Una crisi economica generata dalle politiche liberiste consolidatesi negli anni e che ha assunto le forme di una crisi sistematica del capitalismo, ma che, paradossalmente, non ha spinto l’opinione pubblica ad affidarsi ad una politica attenta allo stato sociale ed alla redistribuzione delle ricchezze, quanto piuttosto a quella destra (Rajoy in Spagna, ma anche i “montezemoliani” in Italia) che oramai più o meno apertamente dichiara di considerare il welfare state come un pesante ed intollerabile fardello. Continua a leggere
Sarò antico, ma il risultato è casuale, la prestazione no.
Perciò scusatemi se vederlo andare via così, no, non è la mia vittoria.
Non è uguale chiunque venga dopo.
Non è uguale comunque cada.
Berlusconi doveva sconfiggerlo un processo democratico, reale o rappresentativo fate voi; e perché no, un tribunale avrebbe dovuto fare finalmente luce sulle sue vicende pubbliche.
Invece va via perché non è più il migliore a garantire i soliti, perché in tempi di crisi vivacchiare è pericoloso pure per gli sciacalli.
Tenetevi la Ranier-politik, io zemaniano son nato e zemaniano rimango.
(citazione da status vari di facebook)
Che differenza c’è tra Sallusti oggi ed un reparto di SS in rotta
verso le Alpi nella primavera del 1945 ?
Per esempio ci sono equilibrismi retorici che ad un criminale nazista non verrebbero mai in mente.
Nell’editoriale incollato qua sotto, il tetro direttore de Il Giornale se la prende con quei democristiani che oggi sembrano voltare le spalle al padrone. Dimenticandosi tutto di un colpo che è proprio sui residui della cultura di potere ex DC che Berlusconi e compagnia hanno costruito il radicamento territoriale ed elettorale di cui si è nutrita Forza Italia prima ed il PDL oggi.
Avviso ai naviganti: quando il palazzo brucia ed il Re è in trappola i pavidi, le spie ed i profittatori fuggono a gambe levate. Rimangono soltanto i coscritti ed i pazzi. Molto meno lucidi, ma, in fasi come questa, anche estremamente pericolosi.
Sono passati quasi trent’anni da quando Luigi Pintor, fondatore del quotidiano il Manifesto , scrisse un celebre articolo intitolato: «Non moriremo democristiani ». Ne era sicuro, ma la storia ha avverato solo in parte quella sinistra (di provenienza) profezia.
Finita ingloriosamente la gloriosa stagione di comando, i democristiani superstiti alla scomparsa della Dc sono stati salvati dalle ciambelle di salvataggio lanciate da Berlusconi.
Alcuni lo hanno fatto convintamente, altri, la vecchia guardia, si sono comportati da camaleonti in un ambiente a loro in realtà estraneo: il berlusconismo. In molti casi la definizione più giusta è: opportunisti. Sono stati i primi a salire sulla barca di Silvio quando aveva il vento in poppa, sono i primi a scendere sdegnati in vista delle secche. Sono fatti così. Da Cirino Pomicino (esperto di tangenti) a Beppe Pisanu (esperto a coprire banche in fallimento, come l’Ambrosiano) a Vincenzo Scotti (esperto di pasticci coi fondi neri dei servizi segreti), ogni giorno porta un nuovo voltagabbana targato Dc. Chi va diritto con Fini (Pisanu), chi vuole allearsi alla sinistra (Casini), chi basta che non ci sia Berlusconi ( Formigoni), chi basta che salti fuori qualche cosa (Scajola).
Pisanu, Scotti e Cirino hanno 220 anni in tre, da una vita tramano dietro le quinte della politica e ancora non hanno smesso. Ma oggi servono, sono merce preziosa per chi vuole fare cadere il governo. Fini e Casini, quelli del rinnovamento politico ed etico, li accolgono a braccia aperte. Non hanno più voti elettorali ma hanno il loro voto in Parlamento. Saranno usati e poi, comunque vada, rigettati dietro le quinte. Perché non sono affidabili per nessuno. Si accontentano della foto sui giornali, degli applausi dei nuovi fan (fino a ieri nemici). Sono felici come bambini alle giostre. Sono in grado di fare danni, ma non ci faranno morire democristiani. Perché i democristiani veri erano, e sono, cosa diversa da loro.
In questo paese abbiamo una esperienza puramente estetica della democrazia: ricordiamo pochissimo, cristianamente coerenti perdoniamo tutto e ci scapigliamo nella venerazione di figure salvifiche. Che queste figure abbiano il calibro di Mario Monti o Napolitano oppure all’apposto di Berlusconi, Beppe Grillo o Gigi D’Alessio poco ci importa.
Se si guardano soltanto gli elementi principali della vicenda la lunga parabola discendente di Berlusconi è in linea un tema tipico della cultura occidentale, quello della caduta del potente.
“Chi troppo in alto sta cade sovente precipitevolissimevolmente” Berlusconi non sta assolutamente cadendo in fretta, ma sicuramente sta cadendo.
Come non vedere in queste ultime “120 giornate di Arcore” (si perdoni la citazione) la parodia, per esempio, della corte di Re Artù orfana dei migliori cavalieri dispersi alla ricerca del Graal con il sovrano che inesorabilmente invecchia ed il suo avvizzire diventa anche l’avvizzire di tutto il regno.
Oppure la congiura delle Idi di Marzo con un pugno di congiurati che uccideono un Cesare ormai impresentabile al popolo ed agli dei. Quegli stessi congiurati che, un po’ come la classe poltica italiana sono ben certi dell’utilità della coltellata, ma che impauriti si disperderanno ben presto non sapendo bene in che veste e con che ruolo prendere il posto del defunto ucciso.
L’analogia è evidente anche se, come sempre in Italia, alla tragedia si unisce anche un inevitabile elemento di grottesco. Anche il modesto Gheddafi si è meritato una fine splendidamente tragica come un novello Dario inseguito da Alessandro, Cesare ed Artù sono finiti per mano di Mordred e di Bruto, che nonostante tutto erano persone rispettabili.
A dare il colpo di grazia a Berlusconi pare invece che sarà Gariella Carlucci, trasfuga verso l’UDC.
Dal lago di Avalon a Buona Domenica, dalle Ide di Marzo a Melaverde. Dalla tragedia alfieriana al Bagaglino. Alla comicità della storia non c’è mai fine.